Il caso della rapina a Credit Agricole di Napoli ci porta ad esaminare un interessante argomento: la responsabilità della banca per la tenuta delle cassette di sicurezza.
Le regole sono dettate dal codice (art. 1839 e seguenti).
Eccole in sintesi.
🔐 Natura del servizio
Quando si sottoscrive un contratto per l’utilizzo di una cassetta di sicurezza presso una banca, si crea un contratto misto:
– di custodia (la banca deve garantire la sicurezza dei locali e della cassetta),
– di locazione (ti viene concesso uno spazio).
La funzione tipica del servizio bancario delle cassette di sicurezza consiste nel mettere a disposizione del cliente una struttura – materiale, tecnica ed organizzativa – idonea a realizzare condizioni di sicurezza superiori a quelle raggiungibili dal cliente nella sua sfera privata.
⚖️ Responsabilità della banca
La banca risponde per la perdita o il danneggiamento dei beni contenuti nella cassetta: deve garantire l’integrità dei locali e dei sistemi di sicurezza (es. antifurto, vigilanza, accessi controllati).
La responsabilità è presunta: se qualcosa sparisce, si presume colpa della banca, salvo prova contraria.
La banca potrà però liberarsi da responsabilità solo dimostrando il caso fortuito, cioè un evento imprevedibile e inevitabile (es. calamità eccezionali).
🚨 Furto o rapina.
In caso di furto la banca è generalmente responsabile, e ciò perchè il furto è generalmente prevedibile, soprattutto per chi esercita attività bancaria.
Sarà invece più facile per la banca andare esente da responsabilità in caso di rapina, perchè in questo caso la sottrazione di attua con la violenza alle persone.
💰 la validità delle clausole che escludono la responsabità della banca.
👉 se il depositante è un consumatore, le clausole che limitano la responsabilità sono considerate nulle.
💰 e di quelle che introducono limiti risarcitori.
👉 spesso nei contratti è previsto un massimale risarcitorio (es. 10.000 €, 50.000 €, ecc.) e il cliente può dichiarare un valore maggiore, pagando un canone più alto per aumentare la copertura. Generalmente queste clausole prevedono il divieto per il consumatore depositante di introdurre in cassetta beni di valore eccedente rispetto a quello contrattualmente determinato.
Pur essendo la questione più controversa, sulla scorta della giurisprudenza prevalente riteniamo anche queste clausole invalide.
🧾 Onere della prova sul contenuto.
Il cliente deve dimostrare quali erano i beni depositati nella cassetta, di norma con foto, perizie o deposizioni testimoniali.